Niger 2023 : l’analisi che previde l’impossibile. Perché la guerra della CEDEAO non fu mai combattuta?

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A cura di Whylton Le Blond Ngouedi Marocko – Pubblicato originariamente il 10 agosto 2023.

La profezia che nessuno volle ascoltare.

Il 26 luglio 2023, l’esercito nigerino rovesciava il presidente Mohamed Bazoum. I militari giustificavano il colpo di Stato con il degrado della situazione securitaria. La CEDEAO, la Comunità Economica degli Stati dell’Africa Occidentale, condannava immediatamente il colpo di Stato e minacciava un intervento armato per ripristinare l’ordine costituzionale.

I media internazionali parlavano di un conflitto imminente. Molti analisti davano per scontato una guerra lampo.

Whylton Consulting, il 10 agosto 2023, disse il contrario. E il tempo gli ha dato ragione. Questa è la storia di un’analisi che vide lontano, e che oggi, a distanza di tre anni, merita di essere riletta.

Il fattore umano: il Sahel non è una scacchiera qualsiasi.

Chi guarda l’Africa dall’Europa vede confini tracciati con il righello. Chi vive nel Sahel, sa che quei confini sono solo linee sulla sabbia.

Il Niger è un ponte etnico e religioso. Le popolazioni Hausa e Kanuri, vivono sia a sud del Niger che a nord della Nigeria. Sono la stessa gente, divisa da un confine coloniale, ascoltano le stesse autorità spirituali: il sultano di Sokoto, Muhammadu Sa’ad Abubakar, e l’emiro di Kano, Aminu Ado Bayero; la loro influenza valica i confini come se non esistessero.

Abdourahamane Tchiani, l’uomo forte del Niger, appartiene all’etnia Kourfey, legat agli Hausa. L’esercito nigeriano è composto in gran parte da soldati Hausa. Di conseguenza, chiedere a questi ultimi di invadere il Niger sarebbe come chiedere ad un figlio di bruciare la casa di sua madre.

La guerra, sul fronte meridionale, era già impossibile prima ancora di essere pensata.

Parenti, commercianti e… parentela a scherzo

I legami non finiscono qui, anche tra Benin e Niger le relazioni sono profonde. Fulani e Zarma-Songhai vivono da entrambi i lati del confine. Ogni giorno migliaia di persone attraversano la frontiera per commerciare, visitare parenti e vivere.

C’è di più: alcune di queste etnie sono legate da rapporti di parentela a scherzo (cousinage à plaisanterie, un sistema di alleanza rituale che proibisce il reciproco uso della violenza.). Kanuri e Fulani, per esempio, hanno l’obbligo sociale di non combattersi, qualunque sia il motivo. È una regola non scritta, ma più forte di qualsiasi mandato della CEDEAO.

Per questo, anche le sanzioni economiche come la chiusura del porto di Cotonou –non potevano durare poiché troppo forte è la necessità di commerciare e di vivere insieme.

Bola Tinubu: un presidente senza autorità?

Bola Tinubu, eletto presidente della Nigeria nel 2023, non era il leader ideale per guidare una guerra.

Non è un militare come Buhari o Obasanjo. Appartiene al gruppo etnico Yoruba, presente in Nigeria e Benin, ma non in Niger. La sua influenza sulla popolazione nigerina è pari a zero. Per convincere Haoussa, Kanuri e Peul a combattere contro i loro fratelli, occorreva un’autorità che Tinubu non possedeva.

L’ascesa alla presidenza di Bola Tinubu fu il coronamento di una lunga carriera politica, una ricompensa per la lealtà verso la dinastia Yar’Adua tuttavia senza il carisma di Obasanjo, né la fermezza di Buhari. Tinubu è un uomo di potere, non un capo di guerra.

Mohamed Bazoum: un presidente troppo solo.

Mohamed Bazoum non era amato. Già prima delle elezioni del 2021, una parte dell’opinione pubblica metteva in dubbio la sua nazionalità nigerina. Bazoum appartiene al gruppo degli Ouled Souleymane, originario della Libia, che rappresenta appena l’1% della popolazione nigerina.

Il suo avversario Mahamane Ousmane aveva contestato i risultati elettorali. Quando Bazoum fu rovesciato dall’esercito, il popolo scese in piazza non per difenderlo, ma per sostenere i militari. In realtà, la vicinanza di bazoum con la Francia, fu percepita come una forma di subalternità.

Un presidente senza popolo è una bandiera che non sventola.

Le ragioni geopolitiche: migrazioni, armi e ombre russe

Una guerra al Niger avrebbe scatenato un’ondata migratoria senza precedenti verso l’Europa. Agadez, la porta del deserto, è il luogo da cui transitano migliaia di migranti diretti in Libia e da lì verso il Mediterraneo. L’Europa, che già fatica a gestire i flussi, non poteva permettersi un nuovo fronte migratorio.

Inoltre, la guerra in Libia ha insegnato una lezione: le armi in circolazione non si contano più. Nessuno Stato della regione desiderava vedere in circolazione altro arsenali incontrollati.

Sul fronte diplomatico, Algeria e Mauritania si sono opposte con fermezza a qualsiasi intervento. Un veto che ha reso quasi impossibile ogni azione o iniziativa della CEDEAO.

Infine, i militari nigerini, non erano soli. Mali e Burkina Faso, governati da giunte militari vicine a Mosca, hanno sostenuto il nuovo regime di Niamey. La presenza di Wagner, seppur non ufficialmente confermata, era nell’aria. Un intervento armato avrebbe rischiato di trasformarsi in uno scontro tra potenze globali.

Il paradosso francese: due pesi, due misure.

La Francia ha perso credibilità in Africa subsahariana.

Quando Idriss Déby Itno morì in aprile 2021, la Costituzione del Ciad prevedeva che il potere passasse al presidente dell’Assemblea nazionale. Al contrario, fu suo figlio Mahamat Déby a prendere il controllo, a capo di un consiglio militare. La Francia non disse una parola. Anzi, lo riconobbe.

Due anni dopo, Parigi gridava allo scandalo per il colpo di Stato in Niger. Per l’opinione pubblica africana, fu la prova che la Francia era parziale. Il messaggio era chiaro: la Francia non ha più l’autorità morale per dettare regole.

Il doppio gioco della Nigeria: un’illusione per l’Occidente?

La Nigeria si è presentata come il falco della CEDEAO, il paese più determinato a ripristinare l’ordine costituzionale, ma era un gioco di facciata.

L’esercito nigeriano, orgoglioso e indipendente, non si sarebbe mai sottomesso al comando francese. Il ricordo del Biafra quando la Francia sostenne i secessionisti non è svanito. Di conseguenza, Le dichiarazioni bellicose di Tinubu erano solo retorica.

Inoltre, il Niger ospita oltre 300.000 rifugiati nigeriani fuggiti da Boko Haram. Dunque, Attaccare il Niger avrebbe significato tradire quella solidarietà umanitaria. Inoltre, una guerra non era solo impossibile: era anche ingiusta.

L’opzione militare: un suicidio logistico.

D’altronde, sul piano puramente militare, l’intervento sarebbe stato percepito come una follia. La CEDEAO non disponeva delle risorse per una guerra d’usura. Trasportare truppe e materiali, mantenere le linee di rifornimento e combattere su due fronti (terrorismo e Niger) rappresentava un’impresa impossibile.

L’unica alternativa plausibile era la guerra per procura ovvero armare dissidenti interni per rovesciare i militari. Tuttavia, anche questa ipotesi si scontrava con il sostegno popolare alla giunta. Il popolo nigerino, nella sua stragrande maggioranza, appoggiava i militari.

Conclusione: il Sahel come zona di scontro tra potenze.

Nel 2023, la crisi del Niger è stata il primo atto di una partita più grande, nella quale si giocano il futuro dell’Africa, il nuovo ordine mondiale e la sfida tra Russia e Occidente. In effetti, chi controlla il Sahel controlla oro, uranio, gas, ma controlla anche i flussi migratori verso l’Europa.

Come ha ricordato l’ex ministro italiano Marco Minniti, per l’Europa il Sahel è importante quanto l’Ucraina.

C’è poi un elemento taciuto: l’influenza del mondo arabo-sunnita. L’Arabia Saudita e le organizzazioni caritative sunnite hanno radici profonde nella regione.

Il tempo ha dato ragione a questa analisi.

Nel luglio 2024, un lettore del nostro sito commentò: “Pertinenza verificata, validata a luglio 2024: questa guerra non c’è stata.”

Tre anni dopo, possiamo dirlo con certezza: l’analisi era giusta. La guerra non ci fu. La diplomazia, con tutti i suoi limiti ha vinto anche se le tensioni restano e il Sahel rimane ” une poudrière”.

Whylton Consulting continua a osservare, analizzare, anticipare. Perché il futuro si costruisce capendo il presente il presente in Africa, è più complesso di quanto molti vogliano ammettere.

Whylton Le Blond Ngouedi Marocko
Consulente politico, responsabile del segretariato sociale dell’ASD/APS Liberi Nantes (Roma), è stato ricercatore IREF, membro della Task Force di Amnesty International Italia.
Masterclass “Sahel: la linea di fuoco” settembre 2026.

Questa analisi è stata pubblicata il 10 agosto 2023 e aggiornata nel 2026 per valorizzare il carattere premonitore della tesi sostenuta.

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